APPUNTI DAVANTI AL CINESE…O QUASI!! – LISETTA CARMI

Questa volta non sono proprio davanti al solito cinese Riminese, ma bensì al Temakinho, ristorante fusion giappo-brasilero su uno dei navigli di Milano, cui mi ha ispirato a voler scrivere. Sono ancora li con il pensiero, sia per per il cibo che si scioglie in bocca, ma sopratutto per la calorosa compagnia. Solo oggi ho avuto un momento per pensare a Lisetta e quello che ha detto alla Triennale Sabato, 18 Novembre alle 10:30…ma di sicuro avevo bisogno di “sciallatudine totale” prima di dover scrivere su quello che ha suscitato in me questa carissima e splendida signora.
Sul piano fotografico ero in uno stato confusionale , ORA mi trovo nel limbo più vertiginoso di sempre e ho ponderato giustamente di ritrovarmi nell’affermazione di un mio caro amico: “In una caduta libera dentro l’oscurità senza paracadute”.

Introduzione dell’incontro del maestro Gastel, incominciano a parlare in sequenza Thorimbert, Giovanna Chiti, Mario Peliti e poi arriva lei, Lisetta, che con sarcasmo divulga subito la sua veneranda età di ben “quasi” 91 anni.
Quando sento parlare Lisetta, mi viene il sospiro, il centro del mio chakra entra in fuori asse come una pallina dentro ad un flipper.
Simpatica, diretta, una signora senza fronzoli, riesce con le sue parole e la sua determinazione a ricreare e trasmettere la spiritualità che negli ultimi anni ha ritrovato a Cisternino, nel suo Ashram.
Lisetta conferma la teoria che l’arte si fa, non si pensa e la si mette dentro un cassetto. Spiega che questo si trova qualora si vuole realizzare se stessi con uno scopo nella vita, dove c’è il fascino dell’autentico e dalla bellezza verace, carne e spiritualità insieme, ricerca dell’amore con la scoperta della beatitudine e tutto ciò in un’unica soluzione, a me affascinante dal primo impatto: gioia nel donarsi e non per farsi ammirare. Realizza così un involucro cui ti senti far parte non di un atto a scopo di lucro, ma nel concretizzare l’evento di crescita personale per arrivare a livelli superiori della comprensione umana.
Lei parla di rivoluzione personale, che non sto a raccontarvi, perché è già tutto nel libro “Le cinque vite di Lisetta Carmi” e di sicuro nelle foto che ha compiuto nel suo tempo da fotografa nella collezione per intero di “Ho fotografato per capire” che premetto, ahimè, ancora non ho acquistato, ma accorrerò dalla Birba alla Mondadori di Rimini a comprarne subito una copia.
Il punto più importante non è Lisetta la fotografa, attenzione, ma il modo in cui lei da persona umana si pone, anche solo nei suoi racconti, alla ricerca introspettiva in funzione di realizzare il proprio lato artistico. E proprio l’effervescenza di Lisetta che ti trasporta in una spiritualità più ampia che con questo tratto di Mère (che si trova all’inizio nel libro “Le cinque vite di Lisetta Carmi”) riesce ad esprimere il concetto più vicino a cui lei vuole arrivare:

C’è un potere che non dipende da nessun Governo,
una Felicità che nessun successo terreno può dare,
una Luce che nessuna saggezza può possedere,
una Cooscenza che nessuna filosofia,
nessuna scienza possono acquisire,
una Beatitudine che nessun desiderio soddisfatto può dare,
una sete d’Amore che nessuna relazione umana può appagare,
una Pace che in nessun luogo si può trovare,
neppure nella morte.
Sono il Potere, la Felicità, la Conoscenza,
la Beatitudine, l’Amore e la Pace
che ci vengono dalla Grazie Divina.

Pensa ad un incontro di un’ora, con una signora arzilla, ex attivista politica, musicista, che vi racconta del suo viaggio come fotografa. Non vorresti più che smettesse di parlare, CREDETEMI. Lisetta ti fa viaggiare nella Grazia Divina senza che tu te ne accorga, l’emozione e il calore umano ti assale. Un’ora passa in fretta e con l’idea rivoluzionaria e il suo candore, i ricordi più belli che hai li imprigiona e ti libera con una esplosione e fuochi d’artificio…come ogni bocconcino di sushi del ristorante Temakinho a Milano che si sciolgono in bocca.
Ed esci che pensi “Ahimè, chi sono, dove sono, cosa faccio, perché sono, chissà se domani mattina mi trovano dentro i navigli, oppure ci sarà un’inondazione tale che si allaga e il mio corpo lo ritrovano nel Po.”
Ti viene in mente solo un altro pezzo del libro che ti dà la forza di credere che puoi solo dare di più:

Credo nel sole anche quando non splende.
Credo nell’amore anche quando non lo sento.
Credo in Dio anche quando tace.

(Scritta sul muro di una cantina di Colonia, dove alcuni ebrei si nascosero per tutta la durata della guerra)

Qui riesci a riconoscere la tenace Lisetta, capisci che la ricchezza non è importante, riconosci che fare ciò che ti piace è importante, qualsiasi cosa, da fotografo, marinaio, carpentiere,ecc. Come dice Rob Brezny nell’oroscopo di questa settimana | Non puoi dare quello che non hai…. forse puoi dare a metà quello che possiedi a metà, ma questo rischia di creare una serie di complicazioni, e di essere peggio che non dare nulla.|
Lisetta consiglia a libera scelta che la musica nelle scuole deve esser insegnata bene, deve essere percepita filosoficamente e anche emotivamente…qui mi scende una lacrima. Da “ex” musicista , capisco che metà dell’amore che provo oggi e che riservo di donare alle persone a me care, lo devo alle persone che, anche se per quei pochi anni hanno lottato per rendermi un musicista, mi hanno donato la consapevolezza della forma d’arte che ritrovo nella fotografia. Lisetta insegna in un’ora scarsa, tramite i suoi racconti e le sue riflessioni di completa autenticità nelle relazioni, che bisogna dire grazie a tutti e a tutto ciò che si ha attorno, alle gioie ai dolori, perché le frustrazioni sono solo il passaggio natio di un potere più grande.
Ammetto che detto da lei sembra semplice, ma è in questo modo che ha vissuto e ha intuito il segreto del vivere bene.

(Un grazie a Lele)

Lisetta Carmi (Genova 1924), concertista e insegnante di pianoforte, a partire dal 1960 si dedica alla fotografia lavorando come free-lance. Nel 1964 conduce con i portuali genovesi della FILP-CGIL, un’ incisiva inchiesta nel porto di Genova. Nel 1965 inizia a fotografare i travestiti, lavoro che porta avanti con passione per anni e si conclude nel libro I travestiti con un testo di Elvio Facchinelli (1972). Tra i molti reportage realizzati fra Asia, Europa e America, quello sul poeta Ezra Pound ottiene il prestigioso premio europeo Niepce.
Lascia la fotografia negli anni ottanta e, su indicazione del maestro Babaji Mahavatar dell’Himalaya incontrato nei frequenti viaggi in India, fonda l’ashram di Cisternino.
Dal 1997 inizia una collaborazione di studio e di ricerca in ambito scientifico-filosofico e musicale con Paolo Ferrari e con il Centro Studi Assenza di Milano da lui diretto.
Oggi vive a Cisternino.

da “I travestiti”

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